| Scritto da Calcio Femminile,
10-04-2009
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Intervista del Corriere del Canada a Carolina Morace, ct della nazionale femminile di calcio |
Il Columbus Centre è
tappa obbligata per tutti i notabili italiani che passano per Toronto.
Anche Carolina Morace ha visitato il “fiore all’occhiello” della nostra
comunità, ammirando, non solo la parte sportiva della struttura, ma
anche quella culturale.
A fare da padrone di casa il top manager di Villa Charities, Pal Di
Iulio, il quale ha tenuto a sottolineare come la Morace sia andata
volentieri ad incontrare “i nostri genitori” a Villa Colombo.
È seguito poi un pranzo di benvenuto, naturalmente al Boccaccio, con
alcuni personaggi del mondo calcistico italiano di Toronto. Tra una
portata e un’altra la Morace ha parlato del suo impegno canadese,
toccando anche il calcio italiano e i personaggi che fanno discutere in
questo momento, Mourinho, Lippi e Cassano.
Congratulazioni per il buon debutto a Cipro. Cosa ha capito della sua nazionale in quelle quattro partite?
«Soprattutto che le ragazze sono pronte, prontissime a seguire i nuovi
metodi di lavoro. Io personalmente ho capito che ci sono i presupposti
per fare bene. Il materiale umano c’è, la federazione ha fiducia nel
mio lavoro e nei miiei programmi. La “rivoluzione” è già cominciata».
Fino ad ora le nazionali canadesi, sia maschile che femminile, sono
andate avanti da torneo a torneo, senza un piano specifico. Qual è
quello di Morace?
«Di lavorare dal basso verso l’alto, nel senso che sono anche
responsabile dell’Under 20. Le ragazze dell’Under vanno, come dire,
coltivate, calcisticamente parlando, fatte crescere in funzione della
nazionale maggiore nelle quale un giorno faranno parte».
Come, dove e quando seguirà le ragazze delle nazionali?
«Intanto degli stage che faremo in varie parti del Paese. Il prossimo
sarà tra poco a Toronto dove ci raduneremo per l’amichevole del mio
debutto canadese, il 25 maggio contro il Giappone»
Quali difetti deve correggere nella sua nazionale per il salto di qualità che tutti si aspettano?
«Cominciano dalla dieta, cosa e come mangiare. Chi gioca a calcio non è
una maratoneta. Ha bisogno di un corpo asciutto, scattante, fisicamente
predisposto alla accelerazioni, alle pause, alle ripartenze, ai
cambiamenti di ritmo. Tutto questo è possibile attraverso una nuova
metodologia di allenamenti».
E dal punto strettamente calcistico, sul campo cosa farà vedere la squadra di Morace?
«Non faremo vedere “palle lunghe e pedalare”, questo è certo.
Cercheremo il gol attraverso il gioco, con schemi che studiamo in
allenamento e che hanno già dato buoni frutti a Cipro, dove abbiamo
perso la finale perché le ragazze erano esauste essendovi giunte senza
una preparazione adeguata».
La sua filosofia è quella italiana di vincere ad ogni costo?
«La mia filosofia è portare avanti un progetto, migliorare il calcio
femminile, portare la nazionale al top. Vincere aiuta a crescere, ma è
importante anche saper perdere».
Come la chiamano le sue ragazze? Mister....?
«Nooo! Non mi chiamavano mister neanche in Italia. Qui mi chiamano coach, oppure Carolina»
La Sinclair è il diamante del gruppo, la migliore?
«Chi segna è sempre importante e Christine di gol ne ha sempre fatti
molti (99 fino ad oggi, ndr). Ma è anche importante come leader della
squadra. Lei è stata tra le prime ad abbracciare i miei metodi di
lavoro e se glielo chiede si sentirà dire che la squadra è già
migliorata notevolmente».
Chi sono le ragazze che costituiranno l’ossatura della squadra?
«Sono in parecchie, ma non è giusto fare nomi».
Karla Lang qualche anno fa sembrava un fenomeno...
«Una delle tendenze canadesi è di entusiasmarsi facilmente di fronte
agli exploit dei calciatori giovani. Poi però i giovani devono crescere
e migliorare. Karla fa ancora parte della nazionale anche se non è
venuta a Cipro. Spero di recuperarla».
Contro il Giappone si gioca sul sintetico....
«Preferirei di no. Ma le ragazze sono abituate a giocare su questi campi».
Lei personalmente come affronterà questo suo debutto canadese?
«Sarò emozionata, ma tranquilla».
Le manca la “Giostra del Gol”?
«Vi ho incontrato e conosciuto molti professionisti, seri e preparati.
Era, ed è, un bell’ambiente del quale mi sento ancora parte, anche se
stavolta da lontano, da spettatrice».
L’anno scorso lei si espresse in termini positivi circa l’arrivo all’Inter di Mourinho. Oggi è dello stesso avviso?
«Forse l’Inter ha commesso un errore, quello di non mettere al fianco
di Mourinho un tecnico italiano che conoscesse bene l’ambiente. Beppe
Baresi viene dalle giovanili e non ha esperienza del grande calcio.
Alcune delle dichiarazioni del portoghese sui colleghi tecnici sono
state inopportune».
L’Inter vincerà lo scudetto?
«Probabilmente si, ma nel calcio può sempre succedere di tutto».
Mettiamo che Morace fosse ct della nazionale italiana: avrebbe chiamato Cassano?
«Antonio è un grande calciatore. Evidente come uomo non offre a Lippi le dovute garanzie»
Gaucci è tornato in Italia dopo l’esilio dorato. Se lo incrocia gli dà un bacio oppure un calcio negli stinchi?
«Mi fa piacere che il suo esilio sia finito. Mi ha dato la possibilità
di allenare una squadra di uomini (la Viterbese, ndr) e di questo gli
sarò sempre grata».
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