| Scritto da Calcio Femminile,
21-03-2009
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Oltre 24.000 donne praticano il
calcio in Spagna, ma non possono svolgere il calcio
professionistico, perchè negli statuti della Real Federacion Española
si nega al calcio femminile la possibilità di ottenere licenze
professionali |
Sono le uniche discriminate nella Spagna zapateriana dei diritti umani
riconosciuti perfino agli scimpanzé. Sono le donne che, in pieno XXI
secolo, non possono svolgere il calcio professionistico, perchè negli
statuti della Real Federacion Española si nega al calcio femminile la
possibilità di ottenere licenze professionali. Ma ora le quote rosa dei
campi hanno deciso di far sentire la propria voce. A capitanare la
battaglia, è il club di calcio femminile di Caceres (Estremadura),
squadra del V gruppo di Prima divisione nazionale, attraverso il
capitano Maria Angela Garcia e il presidente, Maria José Lopez,
determinate a scuotere dalle fondamenta l'antico pregiudizio. «Abbiamo
inviato a vari organismi uno studio giuridico e ne stiamo elaborando un
altro di carattere sportivo», spiegano. L'obiettivo è abbattere
barriere che, nel calcio come in altri sport, di fatto già non
esistono. «Molti si mostrano sopresi che ancora non ci riconoscano come
professioniste, ma alla Federcalcio, più volte investita della
questione, non ci prestano attenzione», denunciano le giocatrici del
Caceres, che si sono rivolte alla Federazione internazionale calciatori
professionisti. Oltre 24.000 donne, il 3% del totale dei calciatori,
praticano il calcio in Spagna, dove esiste una rigida differenza fra
sportivi professionisti e amatori. La legge sullo sport riconosce come
competizioni professionistiche solo la Liga Bbva, di prima divisione,
la Liga Adelante, nel calcio maschile, e la Liga Acb di basket
maschile. La pallamano, di cui la Spagna è campione a livello mondiale,
non rientra nel gotha. Le calciatrici praticamente non hanno diritti
lavorativi, dato che le loro prestazioni non sono disciplinate dallo
Statuto dei lavoratori, né godono di un contratto collettivo. Solo il
basket femminile è stato pioniere al riguardo, con la stipula del
contratto collettivo nel 2008. Tenniste e golfiste sono professioniste
autonome che stipulano contratti privati coi propri sponsor. In campo
calcistico, è il caso di Milene Dominguez, alias «Ronaldinha», ex
moglie di Ronaldo, che dichiarò entrate per 252.000 euro nella stagione
2002-2003, nella maggior parte (216.000) provenienti dai diritti di
immagine pagati dai patrocinatori. Ronaldinha ha perduto offerte
succulente, come l'ingaggio da 60.000 euro del Torrejon, per il divieto
esistente per le straniere di giocare nei tornei professionistici. Ma è
stata a suo modo pioniera riuscendo a ottenere che la Federcalcio
accettasse due straniere per squadra nella Superliga.
Fonte: Il Mattino
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Scritto da: Francesca (Invitato ) 07-01-2011
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