| Scritto da Calcio Femminile,
18-04-2009
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Domina Neapolis Acerrana: "Nella A2 ci credo"
Intervista a Cristiano Giannotti, preparatore atletico e mister della Domina Acerrana.
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Cristiano Giannotti, l’uomo che sta conducendo la Domina Acerrana
verso l’A2! Ha preso in mano le redini della Domina Neapolis Acerrana a
gennaio, dopo l’esonero del mister Romano, ha ereditato una squadra
reduce da due sconfitte consecutive in casa (pesantissima quella contro
la Salernitana), una squadra che sembrava non essere più in grado di
vincere, e che pensava di dover mettere da parte il sogno promozione,
considerati i sei punti di distacco dalla prima in classifica. In sette
gare ha cambiato il volto della squadra che, con lui al timone, ha
collezionato sei vittorie e un pareggio, subito un solo gol e
recuperato otto punti sulle dirette avversarie per il titolo. Stiamo
parlando di Cristiano Giannotti, preparatore atletico e, attualmente
mister, almeno fino alla fine di questa stagione, della Domina Acerrana.
Ma chi è davvero Cristiano Giannotti? Cerchiamo di scoprirlo
attraverso questa lunga intervista, nella quale il Giannotti ci parla
di sé, delle sue esperienze passate, del suo presente alla Domina,
delle sue ambizioni e dei suoi progetti futuri.
Quando ti sei avvicinato al mondo del calcio, ma soprattutto da cosa nasce la scelta di dedicarti al calcio femminile?
Mi sono avvicinato al mondo del calcio a 18 anni, appena iscritto
all’ISEF, con l’intenzione di diventare un preparatore atletico. Tutto
è iniziato per caso, con la proposta di allenare in una scuola calcio,
la Juve Arpino di Franco Lorenzo, a cui devo molto per avermi insegnato
i primi passi sul campo come tecnico. La prima esperienza di calcio
femminile risale al 2000, con il Capri Stella Azzurra, e poi con lo
Sport Napoli, grazie a Donatella Bova. La conobbi lì per la prima
volta, ma ne nacque un’ottima collaborazione che dura tutt’oggi. Con lo
Sport Napoli arrivammo ad un punto dalla A2 in 2 anni, poi la squadra
si sciolse.
Quali sono state le tue esperienze prima di arrivare alla Domina?
Nel campo femminile dopo lo Sport Napoli, comincia una lunga
collaborazione con Donatella Bova che, come dicevo prima, continua
ancora oggi. Partimmo da Gragnano in C, poi a Castellammare con la Juve
Stabia (a quell’epoca molto forte; ricordo infatti le sfide con il
Carpisa adesso in A2) di Paolo D’Arco, che sposò il nostro progetto; in
due anni dominammo il calcio campano e consegnammo la squadra alla
serie cadetta, per poi lasciare la guida tecnica per divergenze
societarie. E’ lì che con Bova scoprimmo il piccolo talento di Rossella
Vitale, appena 13enne. Nel campo maschile sviluppai a 21 anni presso
l’Inter FC la mia tesi di laurea, e fui ospite della società nel ritiro
interno, ad Appiano. Poi mi sono occupato degli Allievi Nazionali e
della Berretti, proprio a Castellammare con Mimmo Izzo, e sempre con
D’Arco Presidente. Fu una bella stagione. Poi per due anni su e giù per
Torino, alla Juventus University, dove ho imparato molte cose sulla
capacità di organizzazione degli allenamenti e sulle modalità di
sviluppo, partecipando anche a due camp estivi, a Procida. Inoltre ho
seguito due master universitari sulle metodologie di allenamento e, da
10 anni, intrattengo una strettissima amicizia con il mio caro prof.
Vito Eugenio Leonardi (direttore della scuola Regionale dello Sport),
che considero il mio mentore, e con il quale scambio moltissime idee
sulle metodologie dell’allenamento. Poi una bella parentesi di tre anni
con la Fondazione Cannavaro Ferrara, che non riguarda strettamente il
calcio, ma che mi ha permesso di far parte di un contesto manageriale
legato allo sport molto importante.
Ecco parlaci un po’ di più della Fondazione Cannavaro-Ferrara e
della tua esperienza presso di essa. Che ruolo avevi all’interno della
Fondazione e cosa ti ha lasciato questa esperienza?
La mia esperienza con la Fondazione inizia quasi in contemporanea con
la sua nascita, nel maggio 2005. Vincenzo Ferrara, mio amico e fratello
di Ciro, il direttore della Fondazione, mi chiese una collaborazione;
fra di noi c’era stima e, dal momento che la storia della Fondazione
era agli inizi e aveva bisogno di collaboratori, chiese il mio aiuto.
Io avevo già collaborato nel sociale, inoltre, essendo una persona
discreta e non molto legata ai miti dello sport, non avevo problemi. E’
stata una bella esperienza, mi occupavo della gestione degli sponsor,
del corporate e della gestione degli eventi con il resto dello staff.
Come in una famiglia, ognuno svolgeva il suo compito. Ho collaborato
con loro per alcuni anni, mi consideravano e ancora oggi mi considerano
come uno di famiglia, e poi Ciro e Fabio sono simpaticissimi.
L’esperienza più bella fu la Partita del Cuore con la Nazionale
Cantanti a Napoli; facemmo un gran lavoro, lavorammo ininterrottamente
per un mese senza orari, senza sosta, notte e giorno. Fu un lavoro
immane, ma anche un gran successo, e poi ci divertimmo anche tanto.
Adesso collaboro solo con Vincenzo Ferrara, abbiamo una buona intesa,
ma ci occupiamo però solo di questioni calcistiche, in quanto Vincenzo
è un agente dei calciatori.
Ritorniamo a te. Quando e come sei arrivato alla Domina?
Sono arrivato alla Domina tre stagioni fa, quando Alessandro Pennestri
decise insieme alle ragazze di dare una svolta alla sua squadra e di
voler cominciare a vincere. Che io sappia, fu Roberta Faraone, durante
una vacanza in Grecia, a suggerire il mio nome ad Alessandro. Così fui
contattato telefonicamente a metà agosto per un appuntamento. Dal 10
settembre cominciai gli allenamenti con la squadra, e la storia
calcistica della Domina giunge fino ad ora, con il temporaneo primo
posto in B, grazie anche all’arrivo di Donatella Bova che in due anni
ha provveduto a dare importante apporto soprattutto in chiave mercato e
spogliatoio.
Cosa è cambiato in questi anni da quando sei alla Domina?
Fondamentalmente è cambiato tutto, e non certo solo per merito mio, ci
mancherebbe. Quello che credo di aver portato all’interno della Domina
sono professionalità in campo, crescita e sviluppo tecnico-atletico, in
collaborazione anche con i tecnici che in questi due anni si sono
avvicendati. Inoltre mi sono permesso di suggerire, con l’aiuto di Bova
e Pennestri, quel paio di dritte che ho appreso in contesti come la
Juventus, per lo sviluppo dell’immagine della società. Non so dire
adesso quanto sia stato utile, credo solo che prima la Domina era una
squadra di C di metà classifica, e adesso la vedo al primo posto in B,
con una certa immagine costruita nel tempo.
A gennaio, dopo l’esonero del mister Romano, hai preso in mano
le redini della Domina Neapolis Acerrana e, in sette gare, l’hai
condotta dal terzo al primo posto in classifica, recuperando ben otto
punti sulle dirette avversarie per la promozione. Come sei riuscito a
risvegliare ed incitare un gruppo che, dopo le due sconfitte
consecutive contro Acese e Salernitana, sembrava aver perso tutte le
speranze nella promozione e aver gettato la spugna?
Non è stato facile. Io ho sempre creduto in questo gruppo, nelle sue
qualità morali e tecniche, anche dopo la perdita di importanti
calciatrici come Pota, Cennamo e Vitale (adesso rientrata dopo il lungo
infortunio). La squadra andava ricucita soprattutto nello spogliatoio;
avevo capito che essa aveva perso dei punti di riferimento, quindi, più
che mettermi a fare lo stratega tattico, ho cercato di essere un
“consigliere”, un punto di riferimento, perché la squadra aveva bisogno
di credere in se stessa e in qualcuno. Questo, devo essere onesto, sono
riuscito a farlo facendo leva sui buoni rapporti che ho con ogni
singola calciatrice. Credo che ci sia molta stima tra noi, sia
professionale che personale. Loro sanno che per me sono prima delle
persone e poi delle atlete, e la mia forza come preparatore atletico è
quella di essere un gran motivatore, di riuscire a tirar fuori quelle
capacità in cui loro non credono. Certo qualche ritocco tattico l’ho
data, ma il resto del merito è tutto loro. Dopo il -6 e l’esonero di
mister Romano entrai negli spogliatoi e dissi loro che ora stavano con
me e sarebbero rimaste con me; chiesi chi credeva di poter vincere il
campionato, perché chi voleva lavorare con me doveva aver quel pensiero
in testa, in caso contrario poteva restare a casa. Io voglio solo
persone che lottano per la vittoria. Chi non ci ha creduto, infatti, è
rimasto fuori rosa. Se adesso vinceremo il campionato non lo so dire,
ma non so neanche quanti (a parte il sottoscritto), ad inizio stagione
credevano oggi di stare lì in alto, di collezionare sei vittorie ed un
pareggio in sette gare, subendo un solo goal.
Quante speranze ha adesso la Domina di vincere questo campionato?
Beh questo non so dirlo, di certo la matematica ci dice qualcuna in più
rispetto a domenica scorsa, prima di vincere con il Sezze. Ma la
matematica ci dice anche che ci servono 9 punti in tre gare per
vincerlo senza spareggi (escludendo altri passi falsi di Sezze e
Acese). Se io ci credo? Beh ci credevo a gennaio a -6 e con lo
spogliatoio in subbuglio, figurati adesso!!!
Si è spesso sottolineato che la forza della Domina è nel
gruppo. Puoi confermarlo? Com’è il tuo rapporto con le atlete, con lo
staff tecnico e con i dirigenti?
Ma credo che la forza della Domina sia il fatto che ognuno crede in
quello che fa; la mia responsabilità verso le ragazze è quella di
farglielo capire sempre, e di far capire loro che possono fare sempre
di più, rispettando l’avversario. Se ognuno di noi, in propria
coscienza fa il massimo e dà il massimo, credo che non ci siano limiti
sul traguardo al quale posso condurre queste ragazze in questa
stagione. Dopo il campionato c’è la Coppa Italia e anche quello è un
obiettivo in cui la squadra deve credere.
Soffermiamoci adesso su di una calciatrice, Rossella Vitale,
pare arrivata alla Domina proprio grazie a te, cosicché tu della
squadra risulti essere non solo il preparatore atletico, ed ora il
mister, ma anche una sorta di “scovatore di talenti”. In un’intervista
rilasciata qualche mese fa, la Vitale ha infatti dichiarato di essere
approdata alla Domina grazie a te. Come conosci la Vitale, che rapporto
hai con lei e da cosa nasce la tua decisione di portarla ad Acerra?
Con Rossella ho un ottimo rapporto, posso ritenerla una sorella più
piccola. E’ una bravissima ragazza, oltre che tecnicamente molto forte.
Da quando Rossella aveva 13 anni, con Donatella Bova, abbiamo fatto un
grande lavoro sulla crescita mentale e fisica della ragazza. Anche lei,
come moltissimi atleti tecnicamente validi, dedicano a volte poco tempo
alla preparazione atletica, ma lei sa quante sgridate e rimproveri ha
avuto. Oggi ha quasi 18 anni ed è maturata molto, e soprattutto dopo
questo lungo infortunio, è ancora più consapevole dell’importanza del
lavoro atletico. Oltretutto l’ultimo ritiro è stato per lei quello
della maturazione atletica e della consapevolezza, tant’è che era
sempre prima nei gruppi di lavoro e fino a dicembre in 10 partite ha
segnato 14 goal, suo miglior score nei campionati nazionali. Il suo
approdo alla Domina? Per lo più merito di Bova. Tra Rossella e
Donatella c’è un rapporto quasi materno e di enorme stima. E lei e la
sua famiglia hanno sempre saputo con che cura ci siamo sempre
preoccupati della sua crescita sportiva.
La Vitale, come molti sapranno, è la sorella del calciatore del
Napoli Luigi. A proposito di Napoli, durante la vostra trasferta a
Reggio Calabria, il 15 marzo, per la gara di campionato contro la
Reggina, avete alloggiato nello stesso albergo della società
partenopea, e avete donato agli atleti azzurri delle t-shirt
portafortuna, con la scritta “La Domina Acerrana porta bene”. Di chi è
stata questa iniziativa?
Su questa cosa delle maglie portafortuna si è discusso tanto infatti.
E’ stata una cosa simpatica, e speriamo veramente che abbia portato
fortuna. Nel particolare l’idea venne a me dieci giorni prima della
trasferta. Chiamai il Presidente e il segretario della squadra, e loro,
con il placet dei patron Maisto e Bruno, accolsero la proposta
simpatica.
Gettiamo adesso uno sguardo sul futuro, su quello più immediato
e su quello più a lungo termine. Quali sono i tuoi obiettivi per questo
finale di stagione, e quali invece quelli per il prossimo anno?
Beh gli obiettivi sul campo sono ovvi, quello di vincere tutto a questo
punto. Sul futuro della Domina aspettiamo i risultati del campo, ma ci
stiamo muovendo per la costruzione di un progetto importante di cui non
sveliamo ancora nulla, al di là delle voci che corrono che la Domina
non ha la forza economica. Per il mio futuro ci sono molti progetti sia
in campo maschile che femminile. Sto sviluppando, con uno staff di
professionisti del mondo dello sport, un progetto importante che
realizzeremo prima qui in Campania e poi su scala nazionale sullo
sviluppo di nuove tecnologie per l’allenamento, ma vi svelerò qualcosa
più in là. Per l’estate, il mio caro amico Marco Turrini, preparatore
atletico della nazionale brasiliana femminile U19, mi ha invitato a Rio
per vedere alcuni talenti, sia calciatrici che calciatori. Non so se ci
andrò, ma sono sincero, non mi dispiacerebbe approfittare del mare del
Brasile per una vacanza…poi se ci sono talenti, ovviamente ne
approfitterò.
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WWWDOMINA
Scritto da: GIOVANNI GIRARDI ACERRA(NA) (Invitato ) 23-04-2009
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